Algerini in Francia, giamaicani in Gran Bretagna, congolesi in Belgio, gli angolani in Portogallo, e di nuovo i tunisini in Francia, gli indiani in Gran Bratagna, i ruandesi in Belgio e i mozambicani in Portogallo.
I processi di decolonizzazione avvenuti dopo la seconda guerra mondiale, hanno favorito nuove migrazioni internazionali verso le ex-potenze coloniali. Non è un caso che le prime mete di tali flussi migratori siano state proprio le capitali dei vecchi imperi coloniali. Sono due le condizioni che hanno accelerato questo processo:
-L'acculturazione coloniale ha permesso una socializzazione anticipata della cultura e della società che fino a poco tempo prima governava quelle terre lontane. La lingua si è rilevata una degli elementi di maggiore importanza, come nel caso delle migrazioni degli indiani in Inghilterra.
- Le relazioni umane nate dall'avvicinamento tra centro e periferia ha permesso una contaminazione fin a quel momento impensabile, che ha portato la periferia al centro, ad esempio con i lavoratori domestici stranieri che seguivano le famiglie coloniali nel loro ritorno verso la medrepatria.
In Italia lo stesso ruolo dell'impero coloniale è stato svolto dai missionari cattolici in giro per il mondo. Non che in Italia mancassero gli epigoni dell'avventura coloniale fascista, anzi. I primi flussi migratori provenivano proprio da Eritrea, Etiopia e Somalia, ma a queste si affiancavano immigrati provenienti da aree in quel momento apparentemente scollegate con l'Italia, ad esempio da Capo Verde e dalle Filippine. In questo caso l'acculturazione e le relazioni umane nate dalla rete missionaria nel mondo hanno fatto nascere flussi migratori verso l'Italia.
Il processo di evangelizzazione cattolica ha fatto sentire culturalmente più desiderabile l'Italia come destinazione e allo stesso tempo, le organizzazione cattoliche nel nostro paese, hanno svolto il ruolo di vere e proprie agenzie di collocamento della manodopera straniera, soprattutto nel campo dei servizi alla famiglia. Si potrebbe dire che hanno introdotto in Italia i meccanismi di reclutamento attivo, dove invece, nei paesi con un passato coloniale ben più ingombrante, lo stesso ruolo veniva svolto dallo Stato.